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Palazzo Platamone

Il palazzo Platamone è sito in via S. Andrea, già via dei «Quattro cantoni», è la testimonianza di una ricca cultura artistica del passato. L'epoca di costruzione del fabbricato si fa risalire al 1200, infatti, da quanto si rileva da un manoscritto del 1400, che parla della vita di S. Angelo, pare che il santo, ospite di Monsignor Goffredo, abbia elogiato quel palazzo. Probabilmente in quel periodo era sede di una chiesa dei confrati di S. Andrea e dalla metà del 1500 è stato abitato dalla famiglia Platamone, che lo ricevette in dote dalla famiglia Formica che lo ristrutturò apportandovi decisi elementi barocchi.

Questo palazzo fa parte dei più antichi edifici sorti lungo il Cassaro, attuale Via Sant'Andrea che, incrociandosi con Via Martinez e Via Donna Agnese formava "i quattro canti" cuore della "vecchia Marina" centro della vita sociale ed economica dell'epoca.

Il palazzo era costituito solo da una sopra elevazione ripartita in quarantadue ampi vani e si affacciava in via S. Andrea, via S. Francesco di Paola, via Donna Agnese e nell'attuale cortile Fallù. Successivamente fu frazionato in diverse unità immobiliari e negli anni '50 fu sopraelevato abusivamente un altro piano. Le conseguenti manomissioni ne hanno alterato l' originaria struttura.

Di questa rimangono: parte del cornicione, due balconi centrali sostenuti da uniche mensole a ripiani in via S. Andrea, due balconi che fanno angolo con via Donna Agnese sostenuti da cinque mensole marmoree che raffigurano maschere grottesche, e il sontuoso portale sormontato dallo stemma della famiglia Platamone.

Il portale si sviluppa per circa 3 .50 m. dalla base alla cornice, mentre la luce è di circa 1,80 m. con una freccia di 0,90 m.; il piano d'imposta è sito a m. 2,20 di altezza. Lo stemma di famiglia è posto in posizione centrale, sopra la cornice, sulla stessa linea  di simme­ tria del concio in chiave e dell'intero portale.

Esso reca incisa nella parte superiore una corona baronale, che sovrasta uno scudo pisano sormontato da due greche rilevate; nello scudo si intravedono un'incavatura dalle forme  geometriche simili ad un giglio e una figura moderatamente rilevata di difficilissima interpretazione per lo stato di degrado in cui versa.

I piedritti ed i pilastri del portale, sino all'altezza dei capitelli, sono formati da pietre diversamente scalpellate; le parti che costituiscono i piedritti, infatti, risultano rilevate rispetto a quelle dei pilastri.

L'arco è a tutto sesto e presenta scolpita, nel concio in chiave, un'elegante foglia di vite.

Nei due vani, racchiusi dalle parti superiori del portale e dall'arco, sono ben rilevati due fregi floreali che esprimono adeguatamente la raffinata capacità artistica raggiunta dai maestri scultori dell'epoca. All'altezza dei capitelli si differenziano, sul piano d'imposta dell'arco, due piccoli pilastri di sostegno della cornice superiore, che sono la naturale continuazione della parte non in rilievo dei piedritti e sui quali spiccano due eleganti figure rilevate di foglie d'Acanto. La cornice è costruita con blocchi di tufo arenario squadrato. L'intero portale risulta parzialmente danneggiato da incaute manomissioni e dagli agenti climatici.

Dei balconi del piano nobile, poco è rimasto del loro originale aspetto tranne quelli che fanno angolo tra Via S. Andrea e Via Donna Agnese.

Questi balconi seicenteschi sono sostenuti da cinque mensole, di cui la centrale e le due a destra raffigurano maschere demoniache e volti angelici, tema che si ritrova anche nel palazzo Frangipane sede attuale della Banca Popolare  S. Angelo.

Questi elementi decorativi simboleggiano il dualismo della lotta tra il bene e il male, tra serenità e sofferenza tipico del barocco.

All'interno sono rimaste quasi invariate, anche se in condizioni di degrado, soltanto le parti condominiali, come l'androne che immette in un baglio dove si trovano una scala esterna e le porte di accesso alle abitazioni.